Jezabel e quella disperata paura d’invecchiare

“Quando, davanti a lei, un uomo sorrideva a una bella ragazza che passava, il suo cuore ne era straziato. A volte il primo sguardo dell’uomo era per lei, ma questo non la toccava, ci era abituata…Quello che non poteva sopportare era che lo sguardo la lasciasse per rivolgersi a un’altra…”     

“Jezabel”  (Irene Nemirovsky)

 

Gladys Eysenach, fin dalla nascita si confronta con una madre fredda ed egoista.
Da bambina triste e sola, durante l’adolescenza, una notte d’estate, scoprirà una sensazione di felicità così intensa, piacevole e travolgente, che non dimenticherà mai.

Sensazione che da quel momento continuerà a ricercare, anche a costo di distruggere la sua vita e quella dei suoi cari.

La vita di Gladys si distinguerà per la ricerca incessante di essere amata, ammirata, per riempire quel senso di vuoto e di solitudine che nasconderà a se stessa ed al mondo.

Un solo sguardo negato significa precipitare nel vuoto, un vuoto che si traveste, che cela il suo senso d’ inadeguatezza, la sua incapacità di essere se stessa.

Il suo unico scopo è apparire, solo così darà un senso alla sua esistenza effimera e angosciata, nella quale la sua interiorità non avrà spazio di manifestarsi, o non saprà come manifestarsi.

“Che cosa avrà da darmi la vita se non potrò più piacere?…Che ne sarà di me?…Diventerò una vecchia imbellettata…Oh, che orrore…che orrore! Meglio finire in fondo al mare con una pietra al collo.”

Oggi, vediamo in continuazione donne, giovani e meno giovani, che si concentrano sull’ aspetto fisico, nel tentativo di nascondere quelle imperfezioni che il tempo inevitabilmente evidenzia.
Vorrei soffermarmi su ciò che si nasconde dietro questa ricerca, a volte maniacale, della bellezza.

Spesso il bisogno di piacere, più agli altri che a se stessi, la ricerca dell’ approvazione e di conferme, nasconde un senso di insicurezza personale che nel confronto con l’altro si acuisce. 

Il corpo diventa uno degli strumenti per gestire il senso d’inferiorità percepito nel confronto con l’altro.
La ricerca della perfezione estetica, in un certo senso, permette di modulare le paure e le incertezze di un mondo interiore che non viene sufficientemente valorizzato ed accolto.

Riappropriarsi della propria interiorità significa ri-scoprire dimensioni personali più autentiche e spontanee, dimensioni che potrebbero aumentare il proprio senso di desiderabilità non per come si appare, ma per chi si è.

 

Dr.ssa Paola Uriati

 

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