L’ altro come esperienza di Sé: Dusecka

“Dusecka”  (Anton Checov)

 

Oljegnka, è una giovane donna, compassionevole e dal carattere mite.

Per la sua dolcezza,  devozione ed affezione al prossimo è soprannominata,  da tutti, in città, con un vezzeggiativo, che la caratterizza: “Dusecka”, “ animuccia”.

Olga vive insieme al padre, un tempo assessore e, ora, in pensione.

Una sera d’estate Olga se ne sta pensierosa sul pianerottolo di casa sua, quando le appare Kukin, impresario e direttore del parco divertimenti “Tivoli”.

Kukin ha preso in affitto un appartamento, situato nel  padiglione all’interno del recinto in cui abita Olga.

Quella sera Kukin, guardando il cielo carico di pioggia, si lamenta con la giovane della sua attività.

Non solo del pubblico che non ama le opere, ma anche del brutto tempo che sta rovinando la stagione teatrale.

Per tre giorni consecutivi Kukin si lamenta con Olga. E lei lo ascolta, in silenzio.

Le disavventure di Kukin la commuovono.

E così Olga  inizia a provare, per lui, un sentimento profondo.

Si, perché Olga è stata sempre innamorata.

Prima del suo papà, ora infermo, poi di una sua zia, che passava a trovarli una volta ogni due anni.

E, al ginnasio, del suo professore di francese.

Kukin qualche tempo dopo le chiede la mano. E si sposano.

E’ un bel periodo per Olga. Si occupa di gestire la cassa dell’attività teatrale, gli stipendi ed altro ancora.

Il punto di vista di Kukin diventa il suo. Tutto ciò che lui dice, apprezza o disprezza,  lei lo ripete con convinzione e passione.

Olga è felice. Occuparsi del marito,  le dà un senso di gioia e di pienezza.

Fino a quando il marito parte per Mosca per un breve periodo.

Da quel momento Olga non dorme più la notte. L’assenza del marito la agita.

Una notte, all’improvviso, quella tensione viene rotta dalla notizia che il marito è morto.

Olga si dispera per tre mesi. Nulla ha più senso.

Ma tre mesi dopo la perdita del marito, di ritorno dalla messa, Olga incontra, un giorno, un suo vicino,  Vasilij Andreic Pustovalov, soprintendente del deposito di legna del mercante Babakajev.

L’uomo l’accompagna sino a casa.

E durante il tragitto, commenta con partecipazione, lo stato emotivo in cui Olga si trova, le dice che deve farsene una ragione, che così “piace a Dio.”

Per tutto il giorno Olga non smette di pensare al vicino sconosciuto.

E finisce per innamorarsene. Dopo un breve periodo i due si sposano.

Olga è di nuovo felice.

Ed anche con l’attuale marito torna a ripetere i pensieri ed il punto di vista di quell’uomo.

Parla di legname come se fosse la cosa più importante della sua vita.

Resta fino a tarda sera,  in ufficio, si occupa delle entrate e delle uscite dell’attività.

Il marito non ama i divertimenti né il teatro, ed anche Olga, a quel punto, non ama il teatro.

Anzi,  agli amici replica che lei ed il marito non hanno tempo per “bazzicare i teatri”, che sono tutte sciocchezze.

Nei brevi periodi in cui il marito partiva per lavoro, Olga viene  sopraffatta da un senso di malinconia. Piange e non dorme.

Ogni tanto, la sera, le fa compagnia un  veterinario, Vladimir Platonyc.

Il giovane alloggia nel padiglione di proprietà di Olga.

E’ sposato ed ha un figlio piccolo. Ma,  in quel periodo, è andato via di casa per aver subito il tradimento da parte della moglie.

Olga finisce per provare compassione per la storia del giovane, al punto che lo incita a far pace con la moglie.

Ogni volta che il marito rientra dai viaggi, Olga gli racconta delle vicissitudini del veterinario. Sono entrambi addolorati per la sorta del figliolo, che vive distante dal padre.

La coppia non ha figli, e prega, ogni giorno, affinché il loro desiderio venga esaudito.

Ma, dopo qualche tempo,  Vasilij si ammala. E  muore pochi mesi dopo.

Olga è, di nuovo,  infelice e sola. Il padre è, nel frattempo  deceduto.

Olga si chiude in casa. Passano sei mesi di clausura. Quando un giorno riaprendo le finestre, decide di iniziare una relazione segreta con il veterinario.

Anche in questo caso i pensieri del veterinario, diventano i suoi, le ritorna il sorriso. Ma questa volta la felicità non dura a lungo.

Il veterinario parte con il suo reggimento. Apparentemente per sempre.

Olga è sola. Si sente sola.  Soprattutto si rende conto di non avere  più opinioni. Nonostante  comprenda ciò che le accade intorno, Olga non riesce a farsi delle opinioni proprie.

Non sa di cosa parlare. Non sa perché vive. Sente il bisogno di un affetto che sia in grado, anche, di darle delle idee, opinioni. Una persona che le dia uno scopo nella vita.

Esce dal limbo il giorno in cui il veterinario le torna a far visita. Le dice che è tornato con la moglie. E che hanno deciso di prendere un alloggio in città,  assieme alla famiglia.

Per quel suo senso compassionevole che la caratterizza, Olga gli offre la sua casa, e lei si trasferisce nel padiglione.

Ora Olga è felice di conoscere Sasa, il figlio della coppia. Un incontro  che le farà sentire, di nuovo, quel calore scomparso. Considera  un po’ quel bambino come fosse il suo.

Dopo tanti anni di silenzio e di vuoto mentale ed esistenziale,  le ritorna un’opinione.

Non solo Sasa è per lei un affetto molto più profondo e incondizionato degli amori precedenti.

Quel sentimento materno la riporta alla vita. Dà un senso alla sua vita.

Finalmente esiste.

“ Ma soprattutto – e questa era la cosa peggiore – non aveva più, ora, opinioni di sorta. Si vedeva intorno questo o quell’oggetto, e comprendeva tutto ciò che le si svolgeva intorno, ma di nulla riusciva a formarsi una qualche opinione, e non sapeva di che cosa dovesse parlare. E che cosa tremenda questa, non aver nessuna opinione!”

 

Chi è Olga? Come mai ricerca continuamente la relazione con l’altro?

Altro… che sia un padre, un marito, un amante, un figlio non suo.

Per Olga centrarsi sull’altro diventa l’unico modo per dare senso alla sua esperienza. E  per cercare una definizione di sé.

Tutto ciò non solo la riempie, ma le dà un senso. Una direzione esistenziale ed emotiva.

Una direzione che la protegge anche dal giudizio del mondo. Perché lei è  trasparente, è buona, è compassionevole. Una direzione che la posiziona rispetto alle aspettative e ai giudizi sociali dai quali ha sempre timore di essere sopraffatta.

E’ “Dusecka”.

Attraverso l’altro, Olga si forma delle opinioni e delle idee. Costruisce progetti, costruisce relazioni.

La visione del mondo dell’altro diventa la sua.

Una visione,  che può cambiare, anche repentinamente,  a secondo del punto di riferimento sul quale si sintonizza in quel momento.

Tanto più  l’altro è presente, quanto più il senso di solitudine si allontana, fino a scomparire.  Per ripresentarsi in sua assenza.

Ecco, allora, riaffacciarsi quel senso di sé, vago e disperato.

Viene  avvolta dall’ inquietudine e dal buio.

Non ha più opinioni. Non si sente in grado di confrontarsi con gli altri e con il mondo.

E’ sola.  Si sente spaesata, insicura.  Evita i rapporti con gli altri perché la conversazione è un impegno. Si  chiude, così, sempre di più.

In attesa che compaia, nel suo orizzonte, una nuova relazione,  fonte di significato e di senso.

 

Dr.ssa Paola Uriati

 

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